Minestrone senza nickel

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Il minestrone senza nickel è un piatto che mi avete chiesto in molti.

E’ difficile immaginare un minestrone senza nickel, soprattutto se si è abituati alla versione classica con i legumi.

Eppure esiste! Sono riuscita a combinare un insieme di verdure, che permettono di ottenere un minestrone senza nickel senza eguali.

Non solo questo primo non ha nickel, ma ovviamente è privo di lattosio ed adatto a chi è vegano.

Con l’arrivo delle temperature più miti, si ha voglia di piatti caldi e comfort food, il mio preferito è questo.

Personalmente adoro il minestrone senza nickel e lo mangio senza problemi anche in estate, come sapete.

Le patate che si sciolgono in bocca fungono da legante per gli altri alimenti e formano un piatto ricco di sapore.

Ma senza indugi, eccovi la ricetta del minestrone senza nickel!

Ingredienti:

  • 100 gr di zucca;
  • 50 gr di peperone rosso;
  • 1 spicchio di aglio;
  • 1/2 scalogno;
  • 70 gr di bietole;
  • 150 gr di patate;
  • 70 gr di zucchine;
  • 100 gr di radicchio;
  • 1 foglia di basilico (in reintroduzione);
  • 1 cucchiaio di olio;
  • curcuma;
  • sale.

 

Per preparare il minestrone senza nickel, lavare le verdure e privarle delle bucce e delle eventuali estremità.

Per le bietole, sciacquarle sotto abbondante acqua fredda ed eliminare i gambetti troppo lunghi. Ridurre in pezzi le foglie troppo grandi.

Tagliare a cubetti regolari il resto delle verdure, esclusi aglio e scalogno, che vanno interi nella preparazione.

Riempire una pentola capiente con l’olio, le verdure, l’aglio e lo scalogno e coprire con acqua.

Salare a piacere, aggiungere il basilico (per chi lo tollera o per chi lo ha reintrodotto) e la curcuma e cuocere fino a che le patate non si spappoleranno.

Se necessario in cottura aggiungere, man mano che il minestrone si asciuga, un bicchiere di acqua.

A me il minestrone piace abbastanza asciutto, ma per chi lo desidera brodoso, basta aggiungere semplicemente più acqua in cottura.

Servire il minestrone senza nickel con crostini croccanti di pane casereccio e a piacere con del pepe nero macinato o altre spezie.

Qui la lista delle spezie consentite per i nickelini.

Per la ricetta del pane casereccio cliccate qui.

Buon appetito!

Lieviti e malattie autoimmuni

 

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1. Lieviti e malattie autoimmuni

Non tutti sanno che esiste una relazione tra  lieviti e malattie autoimmuni.

Il sistema immunitario è un meccanismo di difesa del corpo dagli agenti esterni. Esso ci aiuta a combattere gli attacchi di virus, batteri e sostanze nocive.

La sua salute dipende essenzialmente dallo stile di vita e dall’alimentazione. Una dieta corretta aiuta il buon funzionamento dell’organismo.

Per chi soffre di allergia al nickel, riequilibrare l’intestino è possibile a partire da una dieta a basso contenuto di nickel e rafforzando il sistema immunitario.

Il sito www.reumatoide.it  riferisce come la reazione infiammatoria provocata dal cibo, in particolare dai lieviti, favorisca la comparsa di malattie autoimmuni.

A livello europeo si sta verificando un cospicuo aumento dei casi di reazione nei confronti dei lieviti e delle sostanze fermentate, a causa delle nuove abitudini alimentari e modalità produttive di alimenti.

In passato l’alimentazione si basava essenzialmente sulla frutta. Era difficile trovare alimenti ad alto contenuto di glucosio, poiché anche i cereali erano costituiti soprattutto da fibre.

Col passare del tempo però la nostra alimentazione è cambiata e hanno fatto il loro ingresso cibi raffinati, lavorati, fermentati e lievitati.

Questi sono responsabili di reazioni infiammatorie costanti, che indeboliscono l’organismo, rendendolo soggetto a numerose patologie.

Tra le tante si evidenziano le malattie autoimmuni.

 

2. Perché i lieviti causano le malattie autoimmuni?

L’azione patologica è provocata dalle citochine infiammatorie, stimolate dall’assunzione di alcuni alimenti.

Le citochine mediano la risposta naturale o aspecifica del sistema immunitario.

Il sito www.humanitas.it spiega che:

Le citochine sono proteine che si legano a specifici recettori e comunicano alla cellula delle istruzioni. Vengono prodotte da diversi tipi di cellule e, una volta liberate nell’organismo, inducono particolari reazioni nelle cellule adiacenti (effetto paracrino), lontane (effetto endocrino) o in quelle che le hanno create (effetto autocrino).

Nell’ottobre 2013 un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato su Clinical Reviews in Allergy and Immunology l’articolo “Dalla cottura del pane all’autoimmunità”.

Il fulcro della trattazione è il rapporto tra il lievito di birra e le malattie autoimmuni.

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati del National Center for Biotechnology Information (NCBI) .

Lo scopo era quello di cercare similitudini tra gli autoantigeni e altre sostanze biologiche. Si è rilevata una somiglianza dell’83% tra il lievito di birra e i più comuni autoantigeni.

I ricercatori hanno concluso quindi che l’organismo produce naturalmente anticorpi contro i lieviti. Essi agiscono inducendo, favorendo e forse causando diverse malattie autoimmuni.

Inoltre si è messo in luce come il corpo produca anticorpi contro i lieviti già anni prima dalla comparsa delle malattie autoimmuni.

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3. Studi sulla relazione tra disbiosi e lieviti

Adriano Panzironi, autore del libro “Vivere 120 anni”, è un altro sostenitore della tesi secondo cui la disbiosi intestinale sia causa delle malattie autoimmuni.

La maggior parte dei batteri contenuti nel corpo risiedono nell’intestino.

Quando la flora batterica e gli enzimi presenti nell’intestino subiscono un’alterazione, si parla di disbiosi.

L’intestino è costituito da giunzioni cellulari, che formano una barriera naturale. Essa impedisce alle particelle non ancora scomposte di immettersi nel sangue. Nel caso in cui troppi batteri infiammino l’organismo, questi giunti si allargano, perdendo di efficacia nel filtrare le sostanze. Questo causa malattie autoimmuni, allergie e parecchie altre patologie.

Il Dottor Andrea Deledda, biologo nutrizionista, fornisce interessanti dati sulla correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni, in un articolo riportato dal sito www.nutrizione996.blogspot.it afferma che:

Il microbiota è spesso alterato in soggetti con malattie autoimmuni.
Esso rilascia molecole coinvolte nella neurodegenerazione, che arrivano al cervello dall’intestino.
I cibi lievitati da quali siamo sommersi modificano l’equilibrio dell’intestino, rendendolo permeabile.

Gli studi scientifici sottolineano come vi sia una fondamentale correlazione tra dieta, inquinamento e malattie autoimmuni.

I sintomi delle malattie autoimmuni sono legati alla anomala aggregazione di anticorpi, autoanticorpi e proteine alimentari simili che diventano stimolanti dei processi infiammatori cronici.

Gli stimoli infiammatori che possono derivare da una alimentazione con eccesso di lieviti stanno diventando i più importanti.

 

4. Intervista alla naturopata Alice Foti: alcalinizzare il corpo ci difende dai lieviti cattivi

 

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Alice Foti, naturopata e consulente nutrizionale CNM, esperta in educazione alimentare e intolleranze. Esperta in integrazione nutraceutica e floriterapia mi ha gentilmente concesso un’intervista per spiegare meglio l’azione dei lieviti e come possiamo difenderci da essi.

 

  1. Dottoressa, ci può spiegare l’azione dei lieviti nell’organismo?

 

 

I lieviti fanno parte del nostro microbiota (flora batterica). Il più conosciuto è la candida, le cui specie finora studiate sono più di 70. Esso produce 80 tipi differenti di tossine.
La Candida alberga normalmente stomaco, pelle, cavo orale e vaginale. A dosaggi normali è innocua, anzi serve a cibarsi di metalli pesanti per evitare accumuli.
Diversi però sono i fattori che possono mutare lo stato del lievito in “patologico” : stress psico fisico, antibiotici e pillola anticoncezionale, alimentazione scorretta e presenza di metalli nel corpo. Tutti questi fattori stimolano la produzione di ife, ovvero filamenti che penetrano negli strati più profondi delle mucose, diffondendone le tossine. Ecco come i lieviti diventano un problema per la salute, non contando che hanno la capacità di riprodursi assai velocemente.  

 

      2. Esiste a suo parere una correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni?

 
La causa primaria delle malattie autoimmuni è la leaky gut syndrome, sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante.
La barriera intestinale in un soggetto sano dovrebbe essere impermeabile e selettiva; cioè far passare ciò che serve e bloccare le macromolecole che -se non correttamente metabolizzate- possono sovra-stimolare il sistema immunitario. Le diverse tossine che i lieviti in fase patologica possono liberare e produrre, nell’intestino di un soggetto affetto da disbiosi e permeabilità intestinale, possono essere riversate nel torrente circolatorio e scatenare un attacco immunitario abnorme. Le patologie autoimmuni non sono altro che manifestazioni esagerate di un sistema immunitario iperreattivo, continuamente stimolato da frammenti proteici o tossine non riconosciuti dal sistema stesso. Per fare un esempio la candida (albicans) può liberare 3 tossine in grado di bypassare la barriera ematoencefalica, raggiungendo il cervello e creando vari danni, tra cui l’autismo. Difatti molto sovente gli autistici rispondono a trattamenti con antimicotici.

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     3. Qual è la differenza tra lievitati e fermentati? 

I lievitati sono cibi o sostanze che contengono lievito (di birra o naturale ) come pane, pizza, brioches. I funghi stessi fanno parte della famiglia dei lieviti. Sono “cugini”. Simili ai lievitati sono i “fermentati”, sostanze che hanno subìto un processo di fermentazione, come vino, alcolici, aceti, tè nero, maionese, salse macrobiotiche (miso, salsa di soia, umeboshi), yogurt (anche vegetali).
Sono infatti sostanze che producono fermenti ovvero batteri. Se le verdure fermentate, dette “insalatini”, come i crauti, in generale sono utili per ripristinare e popolare il microbiota, in un soggetto con forte intolleranza ai lieviti sconsiglio personalmente l’utilizzo di tali alimenti.

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Immagine dal sito www.medicina360.com

 

4. Che effetti hanno sul corpo?

Il lievito si nutre dei suoi simili, vive di zuccheri latticini e lieviti. Pertanto in un soggetto predisposto o che ha continue recidive di cistiti, gonfiore gastro-addominale, problemi di emicrania o cutanei, alitosi, problemi epatici, sarebbe buona norma effettuare un esame per la ricerca di candidosi o lieviti (penicillum, mucor racemosus, ecc…). Facilissimo riscontrarla in coloro che fanno uso di antibiotici o di pillola anticoncezionale. Gli antibiotici uccidono i batteri buoni e cattivi senza distinzione, ma i lieviti non sono batteri e non solo sopravvivono, ma trovano terreno libero per avanzare. Siccome nell’intestino non esiste il concetto di “vuoto “, quando ciò accade, i lieviti lo colonizzano facilmente. In questo caso è utilissimo impiegare bifidobatteri o saccaromyces boulardii, gli unici antagonisti della candida e dei lieviti.

 

5. Quali sono i sintomi che accusa chi è intollerante ai lieviti?

Sintomi da intolleranza ai lieviti possono esser mal di testa ricorrenti, cistiti recidivanti, gastrite e poroso gastrica, colite mughetto orale, alitosi sapore metallico in bocca, problemi epatici e cutanei così come depressione sbalzi umorali e craving (desiderio compulsivo da dipendenza di zuccheri dolci e alimenti lievitati).

 

6. Che precauzioni possiamo adottare per evitare intolleranza da lieviti e patologie correlate?

Personalmente nelle mie consulenze naturopatiche consiglio di astenersi quando siamo di fronte a un intolleranza ai lieviti per paio di mesi a tutto ciò che è fermentato e lievitato. Significa sostituire per esempio pane o brioches con gallette o fiocchi integrali, eliminare latte e derivati, che contribuisce a incrementare -così come il glutine -la permeabilità intestinale. Quest’ultima, lo sottolineo, è la prima causa dell’insorgenza di malattie autoimmuni, allergie e intolleranze. Meglio preferire i legumi passati e il pesce al posto della carne. Il pesce ha proteine più facilmente digeribili e omega3, che sono potentissimi antinfiammatori e immunomodulanti.  La carne, i lattoderivati e gli zuccheri semplici sono cibi fortemente “acidificanti”. Se i lieviti prosperano in un terreno acido, bisogna alcalinizzare il più possibile il corpo. Ricordo che i cibi maggiormente alcalinizzanti sono: frutta, verdure, alghe, rapa rossa, ortiche (clorella, spirulina, ecc…)  e integratori basificanti, come magnesio e potassio.

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      7. Ci dà qualche suggerimento sulla dieta giusta da adottare per prevenire         problemi con lieviti e possibili accumuli?

Per prevenire bisogna puntare su cereali in chicco integrali, soprattutto senza glutine (riso integrale è portentoso), pesce, legumi passati, verdure a foglia verde, mandorle, semi di zucca e olio di lino. Evitare zuccheri semplici: farina 00, dolci, sostanze fermentate come tè nero, aceto e sottaceti, salse macrobiotiche,  miso, latticini, funghi, lievito di birra. Il lievito può essere sostituito con cremor tartaro o bicarbonato di sodio (molto alcalinizzante), al posto dello zucchero si possono usare Stevia o sciroppo d’acero. Puntare su verdure, pesce, legumi e frutta a basso Ig  (avocado, frutti di bosco, mele, limoni, pompelmo, cocco).
Dal cocco si estrae l’acido caprilico, uno dei più potenti antimicotici naturali conosciuti. I semi di pompelmo vantano, così come l’aglio, azioni antifungine. In associazione usare probiotici come i bifidobatteri  e il saccaromyces boulardii.

 

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Quindi la disbiosi, cioè l’alterazione del normale equilibrio della flora intestinale con conseguente danneggiamento dei legami cellulari della mucosa intestinale, porta ad un indebolimento delle naturali difese del corpo.

I lieviti sono alcune delle cause principali della permeabilità intestinale e della disbiosi. Essi hanno effetti estremamente negativi sull’organismo, se se ne abusa e si rivelano essere una concausa delle malattie autoimmuni.

E’ possibile prevenire tali patologie, attraverso una dieta sana, povera di grassi cattivi, latticini, lievitati, fermentati e zuccheri semplici.

 

 

Biscotti grancereale morbidi e golosi

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I biscotti grancereale morbidi e golosi sono davvero fantastici!

Era tanto tempo che volevo provare a cucinare una versione senza nickel dei buonissimi biscotti ai cereali, ma non sapevo che ingredienti usare.

Finché ho trovato riso e quinoa soffiati al negozio bio e ho deciso di tentare.

I biscotti grancereale morbidi e golosi non contengono nickel e lattosio, sono leggeri e appetitosi. Uno tira l’altro e non saprete più fare a meno di mangiarli.

Sono facilissimi e veloci da preparare e possono essere gustati a colazione o merenda.

A differenza di quelli commerciali sono molto morbidi, grazie all’uso dello yogurt e alle uova, ma il sapore è eccezionale!

Una volta cotti i  biscotti grancereale morbidi e golosi possono essere arricchiti con miele o marmellata.

Vi lascio qui la mia ricetta della marmellata di arance fatta in casa.

I biscotti grancereale morbidi e golosi possono essere conservati in un contenitore di plastica chiuso ermeticamente anche per un paio di settimane.

Scommetto che se li provate, non ve ne pentirete!

Ingredienti:

  • 90/100 gr di riso soffiato;
  • 30 gr di di quinoa soffiata;
  • 4 uova;
  • 2 tuorli;
  • 100 gr di zucchero di canna;
  • 100 gr di farina di riso;
  • 30 gr di fecola di patate;
  • 80/100 gr circa di farina di semola di grano duro Senatore Cappelli;
  • 65 ml di olio di riso;
  • 1 limone scorza grattugiata;
  • 1 mela grande tagliata a pezzetti;
  • 2 cucchiaini di miele;
  • 3 bustine di infuso al caffè verde, zenzero e limone;
  • qualche pezzetto di zenzero candito;
  • 80 ml di succo di mela;
  • 1 cucchiaino abbondante di cremor tartaro;
  • 1 cucchiaino raso di bicarbonato;
  • 1 vasetto di yogurt di riso. qui la ricetta

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Per cucinare i biscotti grancereale morbidi e golosi tostare il riso soffiato e la quinoa soffiata per qualche minuto.

Tritarne la metà in un frullatore, fino ad ottenere una farina grossolana.

In una ciotola molto capiente rompere le uova, aggiungere i rossi e lo zucchero e mescolare con una frusta molto velocemente.

Aggiungere il contenuto delle bustine di infuso, i cereali tostati tenuti da parte interi e gli altri ingredienti.

Mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. La consistenza non deve essere dura come quella delle frolle tradizionali, ma più morbida.

Potete regolarvi con l’impasto aggiungendo o eliminando la farina di grano duro.

Scaldare il forno a 180 gradi, funzione ventilata.

Ricoprire la leccarda di carta forno e prelevare un cucchiaio alla volta di impasto. Distribuire in mucchietti rotondi ben distanziati e infornare per circa 15/20 minuti o fino a doratura.

Lasciar raffreddare completamente i biscotti grancereale morbidi e golosi.

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Buona colazione!

 

 

Latte di riso fatto in casa

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Il latte di riso fatto in casa è una preparazione estremamente facile da realizzare.

In moltissimi me ne avete chiesto come si prepara ed eccovi accontentati!

La ricetta che vi propongo è alla portata di tutti e personalmente mi piace molto perché, a differenza delle solite, è arricchita da aromi freschi e delicati, che regalano un sapore particolare.

Personalmente non adoro il latte di riso commerciale, tranne quello della Scotti e della Granarolo, che per adesso sono i soli che ho trovato idonei per noi nickelini.

Sono infatti gli unici ad avere nella composizione olio di riso e non di semi.

Il latte di riso fatto in casa è adatto a chi è allergico o intollerante al lattosio e a chi ha allergie multiple come nickel e lattosio.

Rappresenta una valida e leggera alternativa al latte vaccino, perché è composto da zuccheri semplici e risulta estremamente digeribile. Ha inoltre pochi grassi e non è fonte di colesterolo.

Infine il latte di riso fatto in casa può essere consumato per la colazione o la merenda, ma anche nella preparazione di ricette dolci e salate.

Rimbocchiamoci le maniche quindi e prepariamo il nostro latte di riso fatto in casa!

Ingredienti:

  • 1,2 litri di acqua;
  • 70 gr di riso per risotti;
  • 20 gr di zucchero;
  • 1 bacca di vaniglia o aromi consentiti a piacere;
  • 1 pizzico di sale.

 

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Riempire una pentola capiente con l’acqua e portare a bollore.

Aggiungere il riso, lo zucchero, il sale e gli aromi scelti e lasciar cuocere per circa 30 minuti, finché il riso non si disferà.

Trascorsi i 30 minuti, basta eliminare la bacca di vaniglia e lasciar raffreddare per almeno 10/15 minuti il latte di riso.

Frullare con un frullatore a immersione il riso nella pentola di cottura.

E’ importante ottenere un composto molto liscio, frullando per qualche minuto.

Preparare una ciotola molto ampia e un colino, ricoperto con un canovaccio pulito di cotone.

Filtrare il latte di riso fatto in casa, eliminando i residui di riso, e strizzare bene il canovaccio per recuperare tutto il liquido.

Se preferite una consistenza più cremosa, basta filtrare il latte con un semplice colino.

Infine è necessario travasare il latte di riso fatto in casa in una bottiglia di vetro, plastica o un contenitore in tetrapack e conservarlo in frigo per 3/4 giorni al massimo.

 

Buona colazione!

 

Spiedini di pollo tritato saporiti

 

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Gli spiedini di pollo tritato saporiti sono una ricetta semplicissima e super veloce.

Per chi ama piatti sfiziosi e da fare in pochissimo tempo, questi spiedini sono l’ideale.

A me piacciono moltissimo e ho deciso di proporveli come pietanza estiva da mangiare in qualsiasi occasione.

Potrebbero essere un’idea originale per una cena in compagnia, ottimi perfino come finger food.

Soddisfano il bisogno di un secondo diverso a basso contenuto di nickel, senza lattosio o glutine, come molte delle mie ricette.

Ecco a voi quindi, la mia ricetta degli spiedini di pollo tritato saporiti!

Ingredienti:

  • 200 gr di petto di pollo;
  • 50 gr di prosciutto crudo;
  • 100 gr di zucchine;
  • 1 cucchiaio di parmigiano;
  • pepe nero q.b.;
  • 30 gr circa di olive verdi denocciolate;
  • sale q.b.;
  • scorza di mezzo limone grattugiata a piacere;
  • pangrattato di riso q.b.

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Contorni da abbinare:

 

Attrezzi da cucina:

  • 10 stecchini circa per spiedini;
  • 1 teglia da forno;
  • mixer;
  • cucchiaio di legno;
  • 1 coltello da cucina;
  • carta forno.

 

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Ridurre le fettine di pollo in bocconcini, tagliare prosciutto crudo e olive e tenere da parte. Grattugiare la zucchina.

Tritare le fettine di petto di pollo nel mixer con sale, parmigiano, pepe, crudo, zucchine grattugiate, limone e olive.

Se l’impasto dovesse essere troppo asciutto, è possibile aggiungere un uovo per amalgamare il composto.

Una volta ottenuto un impasto grossolano, prendere degli stecchini da spiedini e modellarci intorno gli spiedini con il trito.

Impanarli nel pangrattato di riso.

In alternativa è possibile formare delle polpettine, sempre da impanare con del pangrattato di riso.

Ricoprire la teglia di carta forno e adagiare gli spiedini di pollo tritato saporiti e cuocerli in forno a 200 gradi fino a doratura, circa 10/15 minuti.

Gli spiedini di pollo tritato saporiti possono essere abbinati a diversi contorni, come patate al forno o verdure miste.

Qui le ricette dei contorni.

Buon appetito!

Pancackes senza nickel, lattosio e glutine

 

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I pancakes senza nickel, lattosio e glutine sono una conquista formidabile!

La sensibilità al glutine mi mette di fronte a nuove sfide. E’ davvero dura per tutti quelli che hanno allergie o sensibilità multiple. In molti mi scrivete per chiedermi consigli e ricette.

Purtroppo l’allergia al nickel porta ad altre sensibilità, ma fedele al motto del mio blog, ho deciso che “Il nickel non è un problema per me!”

Quindi vi propongo, grazie ai suggerimenti della mia preziosa nutrizionista, la dottoressa Francesca DiGennaro, questa ricetta.

Ovviamente si tratta di una versione che ho modificato apposta per chi ha i miei stessi problemi.

Il risultato è davvero ottimo! Consiglio i pancakes senza nickel, lattosio e glutine anche a chi non è allergico, perché dolci così buoni sono rari da trovare.

I pancackes senza nickel, lattosio e glutine si sciolgono in bocca ed hanno un sapore delicato.

Possono essere abbinati a varie salse e marmellate e con frutta fresca.

Per la ricetta della marmellata di arancia, cliccate qui.

Queste delizie rappresentano la colazione tipo nei Paesi anglosassoni, soprattutto in nord America. Hanno origini antiche e si distinguono dalle crépès francesi per l’utilizzo di agenti lievitanti.

Ecco a voi quindi la ricetta dei pancakes senza nickel, lattosio e glutine.

Ingredienti:

  • 100 gr di farina di riso;
  • 100 ml di latte di riso;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 1 uovo;
  • 40 ml di aceto di mele;
  • 6 gr di bicarbonato;
  • 1/2 bacca di vaniglia;
  • 1 pizzico di sale;
  • olio di riso per cuocere i pancakes.

 

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Sbattere l’uovo con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.

Aggiungere il latte e sbattere per qualche secondo.

Lasciar riposare in frigo almeno 30 minuti.

Questo passaggio è fondamentale, altrimenti il risultato dei pancakes viene del tutto compromesso.

Estrarre il semini dalla mezza bacca di vaniglia.

Per estrarre i semini della bacca di vaniglia è sufficiente tagliare la bacca di vaniglia per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su tutta la bacca. I semini vanno poi inseriti nell’impasto.

Non usate vanillina o essenza di vaniglia se siete allergici al nickel, perché ne sono pieni.

Trascorsi i 30 minuti, sbattere nuovamente per qualche secondo il composto e aggiungere, continuando a lavorare con le fruste, farina e bicarbonato setacciati.

Unire sale e vaniglia sempre con le fruste in funzione.

Quando il composto sarà ben amalgamato, aggiungere l’aceto.

Mescolare delicatamente dal basso verso l’alto, fino a completo assorbimento.

Ungere con l’olio di riso una padella medio-piccola e asciugare con uno scottex.

Formare i pancakes prelevando un mestolo alla volta di pastella.

Non appena in superficie si formeranno delle bolle, girare il pancake.

Questa operazione può risultare un pò complicata, perchè il pancake senza nickel, lattosio e glutine può rompesrsi. Consiglio quindi di essere molto delicati.

Girare il pancake e cuocere altri 30 secondi.

Procedere fino a completo esaurimento della pastella.

I pancakes possono essere farciti con sciroppo d’acero, miele, marmellata a piacere.

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Buon appetito!

Gelato alla pesca senza nickel e lattosio light

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Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è una ricetta super facile e veloce.

E’ un piatto davvero alla portata anche dei più inesperti.

Non serve la gelatiera, nè abilità particolari, perchè basta frullare gli ingredienti.

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è adatto a noi nickelini e chi ha problemi con il lattosio: Inoltre è più leggero di quelli che si trovano in commercio e sicuramente più sano.

Questa ricetta è una soluzione pratica e gustosa per chi, allergico come me, non può comprare gelati già fatti, seppur artigianali.

Questi ultimi infatti sono ricchi di addensanti e sciroppi ad alta percentuale di nickel.

Parlo degli sciroppi di glucosio, fruttosio e destrosio, dei semi di carrube, amidi modificati di mais, semi di guar ecc…

Per verificarlo, vi lascio qui l’elenco completo degli eccipienti vietati.

Ovviamente le pesche possono essere sostituite con qualsiasi altra frutta concessa.

L’elenco completo della frutta a basso contenuto di nickel lo trovate qui.

Ecco a voi il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light.

Buona preparazione!

Ingredienti:

  • 500 gr di polpa di pesche;
  • 70 gr di zucchero semolato;
  • 2 albumi.

Per decorare:

  • frutta fresca a piacere;
  • biscotti concessi;
  • meringhette;
  • sciroppi di frutta concessi e fatti in casa.

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Lavare e sbucciare le pesche, eliminando piccìolo e noccìolo.

La polpa della frutta deve pesare in tutto 500 gr.

Ridurre la polpa a tocchetti regolari e riporla in freezer in una ciotola ampia e scoperta, finchè non si congela completamente.

Non sarà un problema toglierla dal contenitore una volta congelata.

In un robot da cucina inserire la frutta congelata e lo zucchero. Mescolare velocemente con un cucchiaio e azionare il frullatore.

Frullare circa un minuto, spegnere, mescolare nuovamente con il cucchiaio e azionare nuovamente il robot.

Trascorso un altro minuto, inserire gli albumi e ripetere lo stesso procedimento dello zucchero, mescolando con il cucchiaio un paio di volte.

E’ molto importante seguire questo passaggio per ottenere un gelato ben amalgamato e non lasciar ristagnare uova e zucchero sul fondo.

Frullare finchè il gelato non diventa chiaro e cremoso.

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è pronto!

Può essere arricchito con sciroppi di frutta a noi consentiti e preparati in casa, biscotti concessi, merighette e tutto ciò che possiamo mangiare noi nickelini!

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Buon appetito!

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light si consuma al momento oppure si conserva in un contenitore in plastica a chiusura ermetica.

Bucatini allo zafferano saporiti e veloci

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I bucatini allo zafferano saporiti e veloci sono un primo semplicissimo da realizzare, ma buonissimo.

Questa è una ricetta di famiglia, che ho rivisitato appositamente per i miei problemi di allergia al nickel.

Mia madre la cucinava spessissimo quando ero piccola, perchè era uno dei miei piatti preferiti. Ogni volta che doveva premiarmi per un buon risultato, questa era una delle mie ricompense ideali.

Il profumo dello zafferano e della pancetta pervadevano la casa, quando tornavo da scuola. Subito era festa per me!

Oggi riservo i bucatini allo zafferano saporiti e veloci a occasioni speciali, ma il ricordo è sempre vivo.

Si tratta di una ricetta davvero semplicissima e appetitosa, economica e a basso contenuto di nickel. Non deluderà nessuno, è assicurato!

I bucatini allo zafferano saporiti e veloci sono adatti ad un pranzo tra amici o come piatto salvatempo, perchè si realizzano in pochi minuti e si gustano in un baleno.

Quindi rimbocchiamoci le maniche, prepariamo gli ingredienti e cominciamo!

Ingredienti    x 1 persona:

  • 80 gr di bucatini;
  • 30 gr di olive nere snocciolate;
  • 30 gr di pancetta fresca a cubetti (presa dal macellaio) oppure prosciutto crudo a cubetti;
  • 1 bustina di zafferano;
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco;
  • Parmigiano Reggiano;
  • 1 cucchiaio scarso di olio evo (extravergine di oliva);
  • 1 noce di burro senza lattosio;
  • Pepe nero q.b.

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Lessare la pasta in abbondante acqua calda.

Nel frattempo scaldare in una padella l’olio e il burro, unire la pancetta o il crudo e rosolare a fiamma dolce.

Tagliare le olive a pezzetti e aggiungerle al condimento.

Scolare la pasta al dente, conservando un mestolo di acqua di cottura.

Sciogliere lo zafferano nell’acqua di cottura.

Unire i bucatini al condimento e proseguire la cottura aggiungere l’acqua con lo zafferano e il parmigiano.

Una volta che l’acqua sarà assorbita, sfumare i bucatini allo zafferano saporiti e veloci con il vino bianco.

Servire con una spolverata di pepe nero.

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Buon appetito!

Allergia al nickel e abiti

1. Indumenti e allergia al nickel

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Allergia al nickel e abiti è un tema non sempre preso in considerazione da chi è allergico.

Spesso si sottovaluta l’importanza rivestita dagli indumenti e dai prodotti che si utilizzano per trattarli.

Prurito, bolle, eczemi e arrossamenti sono alcuni dei sintomi possibili.

Essi si manifestano in particolare su: ascelle, inguine, solco intermammario, superficie interna delle cosce. Sono più frequenti in estate e nelle persone in sovrappeso, perché frizione e sudorazione causano la fuoriuscita da un tessuto delle sostanze allergizzanti.

Ecco quindi alcuni semplici consigli per proteggersi da questo metallo e vivere serenamente.

Essenzialmente bisogna fare attenzione a tre elementi:

  • le fibre con cui sono fatti i vestiti;
  • i colori;
  • gli accessori metallici.

1. 2  Le fibre

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Le fibre ideali da usare per l’allergia al nickel, sono quelle naturali, perchè hanno un minor quantitativo di nickel e sono meno lavorate.

La lista completa, come riporta wikipedia, è la seguente:

Tipi di fibre tessili naturali di origine vegetale:

Tipi di fibre tessili naturali di origine animale:

Le fibre naturali hanno tanti vantaggi.

Sono ecocompatibili, biodegradabili, traspiranti, resistenti e non danneggiano la pelle, che si sia allergici oppure no.

I tessuti in fibre naturali garantiscono alla pelle una corretta traspirazione. Essa permette all’organismo di regolare la propria temperatura interna. 

Vestire con abiti che hanno una buona traspirabilità, permette di ridurre al minimo la condensazione del sudore e quindi anche il senso di disagio dovuto all’ afa o all’ umidità. 

La scelta migliore in fatto di allergia al nickel e abiti è acquistare indumenti e biancheria in fibre naturali.

Come puntualizza il sito www.riverflash.it, le loro proprietà sono da attribuire alla loro composizione. Si tratta soprattutto di sottili fibre microscopiche, che formano un finissimo reticolo, all’interno del quale sono racchiusi sottili strati d’aria con funzione isolante.

Il sito www.artimondo.it riporta una breve e interessante descrizione e distinzione tra fibre naturali e sintetiche.

I materiali vengono classificati in:

  • fibre tessili vegetali, cioè quelle che si ricavano dalle piante;
  • fibre tessili animali, prodotte principalmente da peli di animali;
  • fibre tessili artificiali, dalla lavorazione della cellulosa del legno;
  • fibre tessili sintetici, create industrialmente.

 

1. 3 I colori

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I colori adatti per l’allergia al nickel e gli abiti secondo Riccarda Serri, presidente di Skineco, Associazione internazionale di ecodermatologia, sono quelli chiari o colorati.

«Niente jeans blu scuri, ma solo quelli vecchi e sbiaditi, evitare abiti di colore blu, oltre a fare sempre il doppio risciacquo e optare per abiti in fibre naturali. Sono convinta che l’aumento delle allergie da contatto, anche nei bambini, sia causato in parte dall’esposizione così massiccia alle sostanza irritanti.»

Il sito www.gqitalia.it spiega che:

I capi colorati, soprattutto neri, blu e in parte anche rossi, sono senz’altro quelli più pericolosi perché potrebbero nascondere tracce di nickel. Responsabili di allergie, infatti, in genere sono i coloranti cosiddetti dispersi, usati per la tintura di fibre sintetiche o miste.

Il nickel è infatti usato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti: serve a rendere i colori brillanti.

All’interno dei tessuti, le sostanze che danno più problemi sono i coloranti e le sostanze di fissaggio (ovvero i prodotti antipiega, i detergenti, gli ammorbidenti), che vengono aggiunti nelle fasi di produzione.

www.myskin.it specifica che esistono alcuni marchi che usano specifiche certificazioni come Oeko-tex, Ecolabel, VIS (vestire in salute). Essi garantiscono l’assenza dei coloranti dispersi e di residui di metalli pesanti o di sostanze cancerogene.

Un interessante trattato sulla tossicità dei metalli pesanti utilizzati nell’industria tessile, chiamato “SOSTANZE CHIMICHE NEI MATERIALI TESSILI : VERIFICA E STANDARDIZZAZIONE DEI METODI ANALITICI”, firmato da Riccardo Innocenti – CNR/ ISMAC sez. di Biella, rappresenta una fonte fondamentale di informazioni per noi allergici.

Nello studio si sottolinea come oggi i metalli pesanti nei prodotti tessili e nei cicli produttivi vengono presi in considerazione con sempre maggiore attenzione da legislazioni e dei marchi volontari.

Ciò accade per la loro tossicità, a prescindere dall’allergia al nickel, e per il notevole impatto ambientale.

Esiste un elenco di coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione stilato dall’ EINECS (European Inventory of Existing Chemical Substances).

Di questo elenco fanno parte le materie coloranti a rischio di cancro, mutazione genetica o alterazione biologica.

Esso è adottato dai marchi volontari Ecolabel e OekoTex (ecc…).

Il nichel è presente in coloranti e pigmenti, ma soprattutto è impiegato nelle leghe metalliche usate per bottoni, cerniere.

Il trattato afferma che:

La normativa UE e alcune normative nazionali prevedono restrizioni per l’impiego di cadmio e nichel. Alcuni marchi volontari ( Ecolabel, Oeko-Tex) e l’ETAD regolamentano l’impiego di una serie di metalli (Sb,As,Pb,Cr,Cu,Ni,Hg), per i quali vengono fornite quantità limite nell’estratto da sudore acido (Oeko-Tex) o quantità limite come impurezze nei coloranti (Ecolabel, ETAD).

Nel caso del nichel si valuta la biodisponibilità mediante una complessa prova di cessione da una superficie nota (EN 1811), il cui risultato viene espresso come microgrammi di nichel per cm 2 di superficie per settimana di contatto e viene applicata a prodotti destinati ad entrare in contatto con l’epidermide (bottoni, rivetti, cerniere, marchi metallici, ecc.). Tali prodotti non possono essere utilizzati se la cessione è superiore a 0.5 μ g/cm 2/settimana.

2. Gli accessori metallici

Non sono da trascurare nemmeno gli accessori metallici che fanno parte dei vestiti.

Il tema allergia al nickel e abiti infatti comprende anche cerniere, fibbie, borchie, bottoni e così via, che possono trovarsi a contatto diretto con la pelle.

  1. LA BIANCHERIA INTIMA: I reggiseni con i ferretti costituiscono un vero dilemma per le donne allergiche al nickel. La Triumph ha pensato di inventare dei reggiseni senza nickel per facilitarci la vita.
  2. VESTITI: Consiglio di leggere sempre le etichette per verificare i materiali con i quali gli indumenti sono stati creati e di non affidarsi a negozi con merce a bassissimo prezzo. Se riuscite a trovare la certificazione, ancora meglio. Altrimenti bisogna prediligere colori vivaci o chiari e di buona qualità. Qui il link dei paramentri usati dalle marche testate.
  3. SCARPE: Esistono alcune marche che producono calzature nickel free.Ecco alcuni esempi:

4. ACCESSORI: vi rimando qui ad un articolo interamente dedicato agli accessori nickel free. Basta cliccare a questo link.

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Bisogna stare attenti anche a ciò che indossiamo tutti i giorni per stare bene.

Magari non ce ne accorgiamo, ma gli abiti e la biancheria intima sono fonti di nickel ad alto assorbimento, perchè a diretto contatto con la pelle.

E’ fondamentale non solo seguire questi consigli, ma far attenzione anche ai prodotti con i quali trattiamo i nostri indumenti. Detersivi e detergenti testati per lavare gli abiti sono molto importanti (qui il link delle marche che producono nickel tested ).

Piccolo suggerimento: evitare di utilizzare l’aceto o la candeggina per sbiancare gli indumenti in lavatrice, perchè fissano il nickel nelle fibre.

Questi accorgimenti sono in grado di migliorare la vita di chi è affetto da allergia al nickel radicalmente, quindi vanno seguiti il più possibile.

Polpettone di tonno e patate

Il polpettone di tonno e patate è un’idea veloce e saporita per un secondo estivo tutto da gustare.

Può essere mangiato freddo e conservato in frigo un paio di giorni ed è comodo per gite fuoriporta e picnic.

Ho assaggiato questo piatto per la prima volta quando mi sono trasferita fuori casa per studiare all’università.

Convivevo con tantissime ragazze e la proprietaria di casa, che un giorno decise di offrirci questa sua specialità.

Da allora ho sempre cercato una ricetta simile, ma non riuscivo ad avvicinarmi all’originale. Ovviamente la ricetta della proprietaria di casa era top secret!

Ecco però che dopo vari esperimenti sono riuscita ad avvicinarmi alla sua!

Pratica e veloce è veramente alla portata anche dei più inesperti.

Per chi tollera le patate è un piatto da provare: senza nickel, glutine e lattosio.

Allora allacciamo il grembiule e proviamo a farla!

Ingredienti:

  • 60 gr di tonno al naturale sgocciolato;
  • 1 patata media (150/200 gr circa);
  • 1/2 limone succo;
  • Olive nere oppure olive taggiasche q.b.;
  • parmigiano Reggiano;
  • pangrattato di riso q.b.;
  • 1 uovo;
  • 50 gr zucchine o altra verdura concessa;
  • sale;
  • pepe;
  • zenzero.

Lavare, sbucciare e ridurre a pezzetti regolari la patata.

Lessarla in acqua bollente.

Nel frattempo in una terrina sbattere l’uovo, unire sale, tonno, parmigiano, pangrattato di riso, pepe e olive a pezzetti e amalgamare.

Passare velocemente in padella le zucchine ridotte a pezzetti con un filo d’olio evo e lo zenzero. Una volta cotte, unirle all’impasto.

Non appena le patate saranno cotte, scolarle e schiacciarle molto bene con la forchetta.

Aggiungerle all’impasto e, servendosi di un foglio di cartaforno, formare un cilindro e chiuderlo a caramella.

Lessare il cilindro così formato, insieme alla cartaforno, in una pentola alta e larga con abbondante acqua bollente per circa 30 minuti.

Scolarlo, lasciarlo raffreddare e aprire l’incarto.

E’ possibile porzionarlo subito e servirlo con verdure di stagione o insalata oppure conservarlo qualche ora in frigo e mangiarlo freddo.

In alternativa si può impanarlo nel pangrattato di riso e soffriggerlo in padella in forma cilindrica oppure come polpette.

Buon appetito!